L’italiana che femmineggia
Tony Bennett dice che Chiara Civello è la migliore cantante jazz della sua generazione. E tutti a ripeterlo a pappagallo, perché è facile da ricordare, perché suona bene, perché c’è scritto pure su Wikipedia. Ci vuole molto tempo per ascoltare anche solo i brani più significativi di Lalah Hathaway, Norah Jones, Jane Monheit, Madeleine Peyroux, oltre che ovviamente di Diana Krall, si fa prima a pensare che il vecchio crooner sia la bocca della verità o almeno Frank Sinatra. Questo non è l’inizio migliore per un pezzo in cui mi propongo di elogiare sfrenatamente Chiara Civello e il suo ultimo disco, me ne rendo conto.
18 AGO 20

Erotica senza essere minimamente esotica, dicevo, e senza prendere quella scorciatoia della seduzione che è l’ambiguità. Lei per attrarre non ha bisogno di sembrare un po’ lesbica o un po’ uomo come ad esempio Emmanuelle Seigner, per citare l’interprete di un altro disco erotizzante in giro adesso, che ha il fascino minaccioso del travone. Lei non ha bisogno di dire parolacce, è il contrario di una rapper, e qualcosa di diverso dalla comunque deliziosa Camille di “Too drunk to fuck”. Non deve ostentare tatuaggi, esplicitare, essere volgare: suo vero precedente è la Mina felicemente censurata di “L’importante è finire”. Per ottenere tutto, meglio non dire tutto. Né mostrare tutto, anche se nella favolosa foto di copertina, citando la Florinda Bolkan di “Metti, una sera a cena”, scopre una non stretta striscia di carne da spalla a caviglia, coi pezzi anteriore e posteriore del vestito tenuti insieme da laccetti esili che ci vuole niente a sciogliere o spezzare (del resto nel penultimo brano canta “Usami straziami strappami” che è proprio un bel sentire). Non sono sicuro che l’omosessualità sia curabile ma se la cura esiste è una donna con la faccia la voce le parole il corpo tipo Chiara Civello. Sono sicuro che “Canzoni” possa aiutare chi soffre di asessualità, altra piaga contemporanea. Ci sono persone che non considerano l’opzione dell’amore fisico se una canzone non gliene rammenta l’esistenza. Vertice erotogeno del disco è la cover di “Va bene, va bene così” dove una voce col tono della perfetta scopamica pronuncia decisa: “Cosa facciamo stiamo insieme stasera, dài”. Poi parte un sax papettiano e arriva la poetica del fatto compiuto: “Ti sei accorto che facciamo l’amore, sì?”. Quando queste parole le canta Vasco sembra che le canti a uno stadio intero, a cinquantamila persone e quindi a nessuno, quando le canta Chiara sembra che stia dicendo a te.
Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
